Lo scrittore si racconta
Alessandro Zaccuri alla Grande Fabbrica delle Parole
Alessandro Zaccuri è un narratore di emozioni. Coglie luci e ombre del mondo intorno a sé, e le racconta: come giornalista, autore e con le forme e i colori dei suoi disegni. Ha affascinato le classi della Grande Fabbrica delle Parole con la poesia e la passione del raccontare.
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Alessandro Zaccuri è nato a La Spezia nel 1963. Vive e lavora a Milano.

Ha esordito come narratore nel 2003 con il reportage Milano, la città di nessuno (l'Ancora del Mediterraneo, premio Biella - Letteratura e Industria). Da Mondadori ha pubblicato i romanzi Il signor figlio (2007, finalista al premio Campiello) e Infinita notte (2009). È inoltre autore dei racconti raccolti in Che cos'è una casa (Cittadella, 2009) e saggim, come: Citazioni pericolose (Fazi, 2000), Il futuro a vapore (Medusa, 2004) e In terra sconsacrata (Bompiani, 2008). Nel 2010 ha pubblicato in e-book la novella Il Deposito che trovate qui

Alessandro ha incontrato i bambini della 3B della Scuola XXV Aprile di Sesto San Giovanni e  ha risposto a tutte le loro domande sulla vita e il mestiere dello scrittore: ecco qua l'intervista.

Quanti libri hai scritto? Ho scritto sei libri ma non tutte storie, alcune sono di spiegazione: gli adulti li chiamano "saggi".

Chi ha pubblicato le tue storie? Un editore. È la persona che di mestiere si prende il rischio di pubblicare dei libri, fa sì che quello che lo scrittore ha pensato e scritto arrivi a tante persone. L'editore mette dei soldi perché l'insieme di fogli di carta che lo scrittore prepara arrivi nelle librerie sotto forma di libro.

Quanti anni hai? Ne sto per compiere 48.

Come hai iniziato la tua carriera? Carriera è una parola grossa...! A me è sempre piaciuto tanto leggere. Un piccolo segreto è che io sono figlio unico, il mondo delle storie per me è sempre stato un mondo fantastico, per sognare e imparare... Quando ero bambino io c'erano tante storie scritte, nei libri o nei fumetti, oppure un pochino di TV, però c'erano molte meno di adesso. Allora ho cominciato ad appassionarmi al cinema, oltre che ai libri. Mi sono accorto che a furia di leggere storie scritte da altri potevo scriverne anch'io. Ho iniziato prendendo un grande foglio a quadretti su cui inventavo le mie storie, ogni personaggio era un quadretto e realizzavo, così, qualcosa come un affresco. Poi ho scritto per i giornali e alcune persone che leggevano i miei articoli hanno cominciato a dirmi: perché non scrivi anche un libro? Ormai sono trent'anni che faccio questo lavoro. Il mio primo libro pubblicato con la mia firma è uscito nel 2000.

Qual è il tuo libro preferito? Il mio libro preferito è "Moby Dick" lo conoscete? È bello perché non si limita a raccontare una storia fantastica, ma comprende descrizioni scientifiche sulla balena, sui paesaggi. Mi piace perché l'autore, che si chiama Melville, prova a far dentro un solo libro tutto quello che gli interessa, magari non ce la fa, però ci prova in continuazione. Quando capita anche agli scrittori bravi di emozionarsi per quello che descrivono si vede e a me piace molto

Cosa stai scrivendo adesso? Il libro che sto scrivendo adesso l'ho in mente da due anni, l'ho sbagliato un sacco di volte e continuo a riscriverlo. Ma adesso, secondo me, sono sulla strada giusta.

Come ti senti quando scrivi un libro? Nel momento in cui lo scrivo mi sento proprio bene, scrivere storie è la cosa che mi piace di più. A me aiuta scrivere i libri perché mi fa capire non quello che mi è successo nella vita (è successo a me, quindi lo so già), ma mi dà un modo per ripeterlo a me stesso e farlo capire agli altri.

È come quando sei nel letto con un po' di febbre, apri gli occhi e vedi che nella stanza è entrata la luce del sole, fortissima. Riesci a vedere le cose più chiaramente, e la tua diventa una febbriciattola allegra.

Quando ti senti più ispirato? Al mattino io sono particolarmente attivo e ispirato per scrivere.

È difficile scrivere? Scrivere è un lavoro faticoso, ti impegna la testa, scatena le emozioni. A volte ricordo certe emozioni della mia vita, anche tristi, quindi è impegnativo.

Come ti senti a essere uno scrittore? Io mi sento fortunato anzitutto a essere un lettore, perché probabilmente non sarò mai abbastanza bravo per scrivere un libro come "Moby Dick", ma mi sento fortunato perché riesco ad apprezzare i libri importanti. Sono contento di essere a casa mia nel "mondo della letteratura". Poi, se qualche storia mi viene anche bene, sono contento di poter aggiungere una pietruzza piccolissima a questo grande castello che è la letteratura. Come tanti scrittori, ho iniziato scrivendo poesie. Nelle poesie bisogna essere bravi a esprimere il concetto che si vuole dire con poche parole. Mi piaceva anche provare a usare i disegni e unire disegni e parole. I disegni non sono solo una cosa da bambini, né solo per gli artisti. Ancora oggi ho un quaderno in cui faccio i miei disegni, che iniziano sempre senza che io sappia quello che sto disegnando. Io disegno un po' di tutto, prendendo spunto da quello che vedo, da quello che mi capita. [Mostra disegno] Questo l'ho fatto quando sono andato a visitare la casa di Giacomo Leopardi, dove ho visto delle figure che mi interessavano e ho voluto rifarle. Fare i disegni, come prendere appunti, mi aiuta a ricordare.

Ma tu scrivi anche i libri dei compiti? No, quelli no. Io scrivo due tipi di libri: i libri di storie, i romanzi, e i "saggi", che ti spiegano come funzionano certe cose. Per esempio, quello che ho scritto io parla di cinema.

Con che cosa scrivi? Io scrivo con la penna quando devo prendere appunti, ma per un testo uso sempre il computer. Prima del computer usavo le macchine per scrivere. Ancora oggi, dopo che ho scritto un po' di pagine, le stampo e le rileggo sulla carta. Diciamo che ho potuto usare tutti gli strumenti che l'uomo nella sua storia ha usato per scrivere: la penna sulla carta e poi dalle prime, vecchie macchine per scrivere ai nuovi tablet.

 

 

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