Lo scrittore si racconta
La 3A intervista Davide Musso
Il mondo delle parole raccontato da Davide Musso: giornalista professionista, autore di racconti e editor. Il libro: dall'ispirazione alla stampa, ecco l'intervista fatta dai piccoli scrittori della 3A della scuola Bottego.
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Quanti libri hai scritto? Quattro, e ho partecipato a qualche antologia.

Da quanti anni fai lo scrittore? Scrivo da tanto tempo. Prima sui giornali: ho cominciato quando avevo 21 anni. Mi è sempre piaciuto molto leggere, quindi ho provato anch'io a scrivere delle storie, sperando che piacessero. All'inizio non mi venivano bene, ci sono voluti anni per migliorare e riuscire a pubblicare. La cosa bella di quando scrivi è che puoi decidere tu cosa raccontare, quali sono i personaggi, cosa succede... Crei un mondo tuo e provi a portarci gli altri.

Qual è stato il libro che ti è piaciuto di più? Difficile dirlo, sono tanti i libri che mi sono piaciuti. Da piccolo ho amato molto "Il mago di Oz", lo conoscete? E poi "La storia infinita".

Qual è il primo libro che hai pubblicato? "Bananeros", nel 2004. Raccontava di un mio viaggio in Ecuador, in America Latina. Sono stato a Quito e in altre città e ho visitato diverse piantagioni di banane, sono andato a vedere come vengono coltivate le banane e quali sono le condizioni di lavoro di chi lavora in piantagione.

Che genere di libri scrivi? Di generi diversi. Ne ho scritti alcuni legati al mio lavoro da giornalista, altri invece sono racconti inventati.

Scrivi libri per bambini? No, solo per adulti. Mi piacerebbe, ma non ho ancora trovato la storia giusta.

Perché uno dovrebbe leggere? Perché nei libri ci sono storie bellissime, posti in cui magari non sei mai stato. Lo scrittore riesce a farteli conoscere e scopri tante cose nuove.

Come ti viene l'ispirazione per scrivere? L'idea per una storia può venire in tanti modi, da qualcosa che vedo per strada, oppure da un episodio che mi hanno raccontato altri, per esempio degli amici. Ma una storia può nascere anche da un viaggio, da una foto eccetera.

Hai scritto libri divertenti? No, le mie storie non sono molto divertenti. Magari oggi ne scriveremo una divertente insieme.

Qual è il genere di libri che ti piace di più? Un po' di anni fa mi piacevano le fiabe, i libri ambientati in mondi fantastici, da ragazzino i libri di paura, solo poi non riuscivo a dormire la notte... Non amo molto i libri di fantascienza. Quelli che preferisco parlano della vita di tutti i giorni.

Quanto ci metti a scrivere un libro? Io sono lentissimo, ma sono lento a fare tutte le cose, anche a mangiare. I libri li scrivo quando ho tempo, quando ho finito di lavorare e di giocare con le mie bimbe. Per finirne uno ci posso mettere anche anni. Tranne uno, che ho scritto per lavoro e allora avevo una scadenza, cioè l'editore mi ha detto che dovevo finirlo entro un certo giorno.

Scrivi al computer? Sì, quando ho un'idea prendo qualche appunto al computer o su un taccuino, anche se le cose importanti non te le dimentichi perché la storia ce l'hai in testa, poi cerco di immaginare cosa succede nella storia e comincio a scrivere. Quando l'ho scritta la riscrivo, perché non mi piace mai. Riscrivo finché non trovo una forma che mi soddisfi. 

Ma come fai a stare fisso davanti al computer? Faccio delle pause, a volte dopo dieci minuti, a volte dopo un'ora, a volte vado a dormire perché è tardi e poi riprendo il giorno dopo. 

Prima fai la brutta copia? Con il computer è più facile correggere perché puoi cancellare tutte le volte che vuoi, quindi la prima stesura è come se fosse la brutta copia, poi quando rileggo faccio la bella. Di solito ci metto più a pensare che a scrivere: a volte ho in mente tutto e scrivo subito alcuno pagine, altre volte ne scrivo pochissime.

Qual è il luogo che ti dà l'ispirazione? Qualsiasi luogo può ispirarti, se ti incuriosisce o ti colpisce. Magari oggi vado a casa e scrivo una storia su questo laboratorio, chissà.

Perché hai scelto di fare lo scrittore? Ogni tanto me lo chiedo anche io, perché faccio fatica e mi scoraggio, ma credo sia perché mi è sempre piaciuto leggere e quando riesco a raccontare delle belle storie sono contento. Uno scrittore che conosco dice che le storie sono un regalo che facciamo alle persone che le leggono, e mi sembra una cosa bella e importante.

A quanti anni hai scritto il primo libro? A ventinove anni, ma è uscito un po' dopo. Il libro lo scrivi, ma poi passa un po' di tempo prima che l'editore lo pubblichi.

Quale momento del giorno ti ispira di più? Al mattino sono più ispirato, ma di solito non ho tempo per scrivere, quindi devo farlo la sera, se non sono troppo stanco.

In un libro quanti capitoli scrivi? Alcuni hanno pochi capitoli e corti, altri ne hanno di più, dipende dai libri. Adesso sto scrivendo una cosa con capitoli cortissimi, alcuni di una pagina sola.

Quando scrivi al computer ti fanno male le mani? Le mani no, gli occhi sì.

Quando scrivi cosa fai se non ti vengono idee? A volte vado a dormire, a volte mi alzo, apro il frigorifero e mangio qualcosa, o leggo un libro, o ascolto della musica. Insomma, cerco di fare qualcos'altro. Se non mi viene in mente niente smetto di scrivere.

Come scegli il titolo? Il titolo di solito lo scegli alla fine, perché ormai conosci tutta la storia, i personaggi, e sai cosa succede. A volte hai subito l'ispirazione e lo scrivi subito. Altre volte lo sceglie l'editore.

Le tue bambine leggono libri? Sì. La più piccola ha tre anni, quindi glieli leggiamo noi, la più grande ha imparato e li legge da sola o se li fa raccontare. La mia bimba grande ha anche cominciato a scrivere una storia tutta sua, per ora abbiamo trovato il personaggio e il titolo.

Hai mai lavorato a due libri contemporaneamente? Sì, è quello che sto facendo adesso, perciò sono ancora più lento.

E non ti confondi? No, perché sono molto diversi.

Chi sono i tuoi personaggi? I personaggi possono essere animali, oggetti, persone... qualsiasi cosa, la mia bambina come personaggio per la sua storia ha scelto una matita, l'importante è che abbia un desiderio, un obiettivo, così puoi raccontare tutto quello che fa per raggiungerlo. 

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